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Gare e atleti

Fenomeno Shiffrin

Prima dei 23 anni ha già vinto piu’di quanto avessero fatto Anne Marie Moser Proell e Stenmarck alla stessa eta’ e questo già la dice lunga sul rullino di marcia di questa americanina Robot, gestita totalmente dalla lungimirante mamma Eileen, che l’ha messa sugli sci a tre anni, sulla neve come nel salotto di casa, a simulare quel gesto essenziale ed efficace che ammiriamo oggi. visione diabolicamente utilitaristica anche la scelta del trasferirla, dalle nevi perfette del Colorado, su quelle dannatamente ostili del Vermont, facendole frequentare la Burke Academy proprio con la finalita’ di sottoporre la figlia alle mutevoli condizioni meteo di una zona geografica statisticamente tra le più flagellate dalla mutevolezza del meteo. Nasce così il fenomeno tecnico Shiffrin, tramite un’ alchimia fortunata tra la visione despota e manageriale di una maestra di sci senza alcun trascorso glorioso e per questo ancora più affamata di successo e l’ attitudine diligente di una figlia robot, pronta ad eseguire meccanicamente tutta la trafila didattica che le viene proposta dagli allenatori di turno, tutti provenienti da percorsi vincenti con altri atleti di successo, quello attuale Mike Dave, ex allenatore di Ted Ligety, tutti sul filo del rasoio della precarietà, in virtù del principio del “cambiamento” applicato da mamma Shiffrin in tema di allenatori.

Andando più specificatamente sul gesto vincente di Mikaela, questo e’ stato sapientemente costruito nei tracciati di slalom, seguendo ancora una volta la legge dei numeri, incamerando rapidamente quelle 10.000 ore di ripetizione per accedere all’ automatizzazione del movimento, inteso come eseguito senza pensare. Totalizzata la quantità necessaria eccola allora spalmare le sue attenzioni anche nelle altre discipline, prima il Gigante e poi quelle veloci, ed il fatto che si sia messa a vincere anche li sorprende molti ma non me. La sua postura e’ sempre in una posizione di comando, con il bacino sopra al piede esterno, interno alla curva solo quello che basta per ottenere già nella primissima parte taglio e deformazione, spalle sempre in bolla, una compostezza che non la porta mai in affanno, anche nelle situazioni di recupero, ovviamente generate solo dall’inevitabile disequilibrio figlio dell’ accelerazione.

Dal tecnico alla strategia, anche questa curata nei particolari, come l’addestramento in percorsi aritmici e la combinazione di disegni anomali, giocati come Jolly quando per sorteggio la tracciatura spetta al Team Shiffrin. Altro punto di forza infatti di Mikaela la sincronia perfetta ed il saper diluire opportunamente il gesto in base alla variabilità degli spazi.

Stategia di gara quindi che contempla anche una sospetta capacita’ gestionale nell’ amministrare il vantaggio acquisito nelle sue prime manche, soprattutto in slalom.

Io rimasi colpita in modo fulminante da Shiffrin già prima del suo esordio in Coppa del Mondo, quando al traguardo delle gare Fis, ignorando il risultato sul tabellone, a occhi chiusi, visualizzava la discesa appena effettuata individuandone elementi forti e aree di miglioramento per la gara del giorno dopo.

Un esempio che ho da subito proposto tecnicamente ai miei giovani atleti, perché essenziale appunto e quindi estremamente dimostrativo …

Unica macchia del fenomeno Shiffrin l’aspetto emozionale, le sue discese pressocche’ perfette mancano di quell’ imprevedibilita’ che caratterizzava lo sci creativo di Bode Miller ieri e quello pieno di Goggiate di Sofia oggi.

Chi potrà mai battere i record di Shiffrin? Forse chi proprio sapra’ regalare allo sci del futuro una altrettanta tecnica perfetta coadiuvata da quella creatività interpretativa che tanto ci fa amare questo sport

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