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Gare e atleti

Il mio segreto Olimpico

Scii, ti alleni, cadi, talvolta anche male, ma ti rialzi sempre ed in testa il sogno, quello Olimpico… per me, romana, un sogno inaccessibile e proprio per questo una sorta di scommessa con il destino ma con tutta la leggerezza di chi come me aveva già toccato il cielo con un dito, proprio alla vigilia delle Olimpiadi, con due podi, ST Moritz e Cortina. Quindi, mentre le big si arrovellavano il cervello sul come non deludere nell’ appuntamento più importante, curando tutti i particolari dalla tutina speciale al team privato, io infrangevo anche quelle poche sane regole che mi avevano lanciata nelle zone alte della classifica… perché? Non so, non mi sembrava la neve giusta ed il posto giusto, quindi ho pensato bene di fregarmene e, il giorno prima della gara olimpica, fare tutto quello che non va fatto tra cui perdermi in un trekking tra le montagne dello Utah, in cerca di alci da fotografare.

Così sono arrivata al cancelletto, con le gambe doloranti, gli occhi pieni di sonno ed un salvifico “ ma chissene importa” nella testa. Sguardo al tracciato, solo uno dei tanti e la voglia di non pensare più a niente. Inutile dire che poi da quel giorno tutto è cambiato … ma sono ancora convinta che sia proprio quello il trucco per esorcizzare le ansie da prestazione: dimenticarsi di essere all’ appuntamento della vita e vederla solo come una giornata qualsiasi in cui l’unica cosa importante sei tu e quello che sai fare come nessun altro.

Ormai ci siamo, la Korea è lontana eppure così vicina … e fortunatamente, Shiffrin permettendo, una medaglia olimpica non è solo la somma di curve fatte, pesi alzati, manche vinte … non è solo matematica. È la frase che mi sono sentita di dire a Federica Brignone, alla vigilia di questa stagione, quando quella fastidiosa pubalgia sembrava avesse sabotato tutto… invece, a poco più di un mese dalle Olimpiadi, eccola salire sul gradino più alto del podio. A ciascuno però la sua ricetta, nel caso di Sofia Goggia, sempre condita da un pizzico di fortuna, come la tracciatura di papà Gut che a Kranjska Gora le spiana la strada verso quel Gigante che sembrava perso … segnali indispensabili per affrontare con il giusto morale la discesa iridata, a patto che siano perle in tasca e non un macigno pesante sulle spalle, perché le Olimpiadi azzerano tutto, per fortuna anche quel maledetto meccanismo stressante del correre per qualificarsi nel quartetto, e vanno perciò vissute con le ali ai piedi, senza la paura di perdere ne quella altrettanto rognosa di vincere. Ma a parole sembra tutto più facile …

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