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Test e recensioni

Perché allenarsi con HUMON

Ho conosciuto Bill MC Clennan, su Instagram, il potere dei social e’ soprattutto quello di accomunare persone che operano in ambiti diversi ma che hanno una stessa passione, in questo caso un ingegnere della MIT di Boston ed una Campionessa Olimpica entrambi impallinati sull’ottimizzazione della prestazione, monitorando opportunamente i carichi, le intensità, il dispendio energetico e la tipologia di metabolismo interessata. Humon e’un sistema innovativo perché e’un traker che in tempo reale ti da il tuo dispendio di ossigeno muscolare, l’ intensità dello sforzo ma soprattutto i tempi di recupero per un rendimento ottimale eludendo quegli sforzi inutili causa di infortunio.

Non vi nascondo che la questione dei tempi di recupero mi sta particolarmente a cuore per quanto concerne la gestione dei miei atleti: la stagione e’ lunga ma soprattutto ho verificato già su me stessa che se ci si allena sulla stanchezza, senza aver completamente recuperato, la qualità del gesto viene contaminata da movimenti compensatori che automatizzano l’errore piuttosto il gesto più efficace.

Dal punto di vista operativo, la lettura dei grafici e’ fighizzima: puoi scegliere se impostarla su valore numerico, quindi sulla percentuale di ossigeno,  o su onda grafica, io preferisco quest’ultima perché mi aiuta a capire  la durata della compensazione, se l’onda blu, quella del recupero, e’molto profonda vuol dire che l’organismo sta impegnando sempre piu tempo nel ripristinare ossigeno nei muscoli e che quindi siamo in una fase di stanchezza in cui forse e’meglio stoppare l’allenamento.

Curioso scoprire, come nel video che abbiamo realizzato in pista, correlato a questo post, come gran parte dell’ ossigeno ce lo giochiamo già nella fase di partenza e spinta, uno sforzo che soprattutto nelle partenze in piano ci porta velocemente nella zona arancione, quella del border line.

Mi piace un casino anche trovarmi a fine allenamento, nel report dell’App, il numero degli split, cioè nel nostro caso delle discese, ciascuna con la propria intensità. Sempre nella sintesi dell’ allenamento realizzato un punteggio complessivo ( un fattore relativo all’intensità generale dello sforzo) ed un commento sul valore del tuo allenamento, tenendo conto anche dei tempi di recupero, prioritari per l’ algoritmo del softwear.

La gestione del dispositivo e’ un argomento a parte: l’ accensione non proprio intuitiva soprattutto se gestita al freddo, il posizionamento degli ossimetri sul muscolo di interesse, nel nostro caso il quadricipite, richiede di spogliarsi in partenza, noi abbiamo adottato la strategia di un calzoncino invece dell’intimo, ma il record di “mi piace”sulla foto di Lara in calzoncini sul ghiacciaio, la dice lunga su quanto il nostro ambiente sia giusto un attimo stereotipato e poco abituato a vedere sciatrici, sulla neve, in shorts.

Altro aspetto tecnico, occorre avere sempre con se il cellulare sul quale si e’ preventivamente scaricata l’ app, per verificare in tempo reale intensità e recuperi, cosa non suggeribile abitualmente negli allenamenti, soprattutto perché rischioso in caso di caduta. A questo proposito ho provato a gestirlo io a distanza soprattutto durante le sessioni a secco e workouts di ripetute, ma basta che l’a atleta si allontani oltre i 20m che si sospende la ricezione del segnale.

Tirando le somme, continueremo a testare Humon, come tutte le tecnologie ultra innovative, necessita una finalizzazione allo sport specifico, come tutte le tecnologie e’ e  rimane uno strumento di cui avvalersi come elemento aggiunto e non come macchina della verità’ sulla quale improntare tutta la nostra programmazione… insomma un elemento di analisi post allenamento, una lettura in tempo reale del nostro sforzo, poi ovviamente bisogna metterci del nostro nella gestualità tecnica, nei percorsi, nella scelta della situazione allenante: il Coach ha sempre il suo valore ma un Coach che si avvale della tecnologia e’un passo avanti, verso il futuro del suo sport.

 

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