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Commenti disabilitati su Nella notte Moscovita del City Event è Mancuso l’unica stella

Uno scenario suggestivo la rampa innevata che, con i suoi 156 m di dislivello, si erge illuminata nella buia notte moscovita. In partenza, schierati fianco a fianco, i migliori 30 atleti di Coppa del Mondo più 2 rappresentanti della nazione ospite di questo city event valevole per la classifica generale che, oltre ai punti in palio, offre un goloso premio in denaro, ulteriore motivazione per gli sfidanti a battagliare come gladiatori nell’arena, cimentandosi in una disciplina ibrida in cui le distanze tra i pali e i raggi di curva sono i medesimi dello slalom ma l’utilizzo del doppio palo con telo non permette di usare la tecnica di abbattimento con il braccio esterno e obbliga i concorrenti a disegnare traiettorie rotonde. Anche io mi sono sorpresa nel ritrovarmi trepidante sul divano di casa a tifare prima le azzurre Merighetti e Brignone, ahimè eliminate entrambe nel primo turno a causa di partenze blande e di approcci sbagliati sul passaggio del salto e poi quelle outsider che, pur non primeggiando tra i rapid gates ,hanno emozionato esibendosi in partenze fulminee e azioni brillanti. Una di queste e’ stata la francesina Worley del team Colmar, attuale leader del GS che, nella seconda manche degli ottavi, ha recuperato l’esiguo svantaggio inflittole nel primo round dalla imbattibile slalomista di questa stagione Schild, concludendo la sua prova con un exequo che ha obbligato i cronometristi a ricorrere ai millesimi per assegnare il verdetto finale a favore dell’austriaca. L’aspetto più affascinante del parallelo e’ il confronto diretto con l’avversario che inevitabilmente condiziona l’interpretazione tecnica, soprattutto quando nella seconda manche lo svantaggio viene applicato con un ritardo dell’apertura del cancelletto di partenza. Ecco allora che proprio nelle sfide di ritorno, nel disperato tentativo di recuperare terreno sull’avversaria, assistiamo a spettacolari quanto rischiose uscite, come quella di Paerson che incrociando le spatole degli sci si è auto eliminata. Qualche brivido anche durante la fase dei quarti di finale in cui nella sfida Maze – Kirchgasser , la slovena ha inforcato con il corpo il palo , accusando quindi l’inevitabile gap di 50 centesimi che da regolamento viene applicato a chi non termina la prova, preludio della sua eliminazione in seconda battuta. Semifinale a stelle e strisce in cui Vonn e Mancuso, antagoniste sin dall’infanzia, si sono confrontate in un avvincente corpo a corpo dove le distanze si sono pericolosamente accorciate nel momento in cui la leader di Coppa è arretrata invadendo il tracciato della connazionale di Squaw Valley. Nonostante nella seconda discesa la neo vincitrice delle Coppe di DH e Combinata Vonn abbia recuperato parte dello svantaggio, è stata la sua compagna di squadra Mancuso ad aver la meglio, grazie non solo al guizzo fulmineo in partenza ma anche a degli automatismi che di prova in prova si sono consolidati in un crescendo incontenibile. Finalina avvincente in cui a duellare per il gradino più basso del podio sono scese in campo le eterne avversarie del Circo Bianco: Riesch e Vonn. La tedesca, a conferma di una condizione ottimale, ritrovata solo in questa seconda parte di stagione, si è aggiudicata con estrema scioltezza il primo tempo ma, forte del vantaggio di quasi 4 decimi acquisito su Vonn, nella manche conclusiva non si accorge della rimonta inesorabile dell’avversaria che conquista il podio per soli 3 centesimi, offrendoci un entusiasmante fotofinish al fulmicotone. Più scontato invece l’esito della finale tra Mancuso e Kirchgasser in cui l’esuberante statunitense ha ipotecato la sua vittoria nel primo round tagliando il traguardo con quasi una porta di vantaggio. Nella fase conclusiva di questa gara ad eliminazione diretta Mancuso, non accontentandosi dell’importante gap inflitto all’austriaca, è nuovamente andata in scena con la sua fulminante partenza a catapulta e sequenze rapidissime di curve risolte velocemente prima del palo, unica precauzione una linea più rotonda sul passaggio che immetteva sul salto, in modo da assicurarsi un rush finale in progressione, dimostrando che tattica e determinazione sono ingredienti indispensabili in questa specialità in cui la potenza fisica delle protagoniste di Coppa è passata in secondo ordine. Mi piace pensare che questo tipo d’evento possa prendere sempre più piede in futuro, non solo perché in grado di coinvolgere il grande pubblico dei contesti urbani, ma anche per l’immediatezza con cui pure neofiti dello sci possono apprezzare l’esito di un confronto giocato sull’affascinante campo psicologico delle emozioni.

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