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Commenti disabilitati su Gran Finale a Schladming

Nell’ultima giornata di Coppa del Mondo, dopo la deludente prestazione della compagine maschile, e’ tutta sulle spalle della truppa femminile la responsabilità di chiudere con un acuto e onorare cosi una brillante stagione in cui le donnine azzurre hanno messo a segno 6 podi, ben 4 ad opera di Brignone. Giochi ancora aperti per l’assegnazione della Coppa di GS benché neanche l’inseguitrice Vonn nutra più speranze di poter in una sola gara colmare il divario di 95 punti che la separa dalla più che solida leadership di Rebensburg. La tedesca infatti, dopo il fulminante avvio di stagione, ha accusato una lieve battuta d’arresto a metà gennaio, causata forse dalla fatica del cimentarsi in tutte le discipline, definitivamente superata  però con l’eclatante doppietta di Ofterschwang che l’annovera regina indiscussa della disciplina con un complessivo di 4 vittorie procacciate su differenti tipologie di piste e di nevi. Un gran finale, quello di Schladming, assicurato anche da un campo di battaglia, come la pista Planai, caratterizzato da un ricco quanto variegato contenuto tecnico: un tratto iniziale tra i dossi, quello filante mediano che immette con la consueta doppia verso sinistra sul baratro finale dal fondo inconsistente perché completamente esposto al caldissimo sole e  ormai saturo di additivi. Una morfologia sapientemente interpretata  da i due tracciatori che l’hanno costellata di curve angolate ma sufficientemente ampie da condurle interamente sullo spigolo. Compito tecnico eseguito alla perfezione dalla leader teutonica che non è mai sembrata esprimersi al suo limite ma invece gestire con nonchalance tutta la prima metà gara per poi incrementare il ritmo e fare la differenza proprio sull’ impervio muro finale, dove diversamente tutte le sue avversarie hanno arrancato tra i solchi e le sconnessioni del terreno. Arriva così per lei l’ennesimo successo che sancisce la sua superiorità tecnica, con lei sul podio altre due terribili ragazzine: Fenninger e la nostra Brignone. L’austriaca ha brillato in entrambe le manche esibendo un approccio lineare in tutti i settori mentre l’azzurra, ha impressionato con un’incalzante sequenza di carvate che ci ha fatto trattenere il respiro fino all’ultima porta. Già, perché non è certo la stabilità una prerogativa della valdostana quanto invece la capacità di esprimersi giocando sempre al limite di quanto concesso dalla forza di gravità. Peccato per  un ingresso sporcato dall’eccessiva inclinazione proprio nel passaggio cruciale della doppia sul muro che ha pregiudicato le ultime curve di “Fede”. Accede ad un livello superiore anche Irene Curtoni in quanto, dal podio di Oftreschwang, forte di una nuova consapevolezza tecnica, in pista esibisce una sciata sciolta, soprattutto laddove il ritmo è più incalzante, che le permette di acciuffare un altro ottimo piazzamento nelle top ten, alle spalle dell’eclettica Mancuso, 5°. Non posso nascondere la mia simpatia per l’approccio fantasioso di questa americana che libera dal perverso meccanismo delle aspettative e delle pressioni , che spesso intrappola la sua connazionale Vonn in atteggiamenti un po’ troppo sofisticati, è l’ufficiale ambasciatrice del motto prettamente americano “take it easy!” , emblematico esempio anche il suo tentativo di rendere tributo a Cuche, emulandolo al traguardo con il famigerato lancio dello sci. Comportamento antitetico quello della regina di Coppa Vonn che, mai appagata dai traguardi raggiunti, si butta disperatamente e scenicamente a terra quando con la seconda manche, vede sfumare l’ambizioso traguardo di 2000 punti. Obiettivo compromesso proprio dall’eccessiva attenzione con cui ha gestito entrambe le manche e dalla pregiudizievole perdita del bastoncino in fase di spinta nella seconda. Sfiora questo podio  la transalpina del Team Colmar Worley. Leggermente in salita le sue traiettorie, un po’ come questo suo finale di stagione ma la francesina ha confermato con una seconda manche d’altissimo livello di essere tra le migliori interpreti della disciplina, salendo comunque sul terzo gradino del podio di specialità.  Se in SL ancora la vecchia guardia resiste all’attacco delle giovanissime, in GS quest’ultima gara stagionale decreta il definitivo soccombere delle veterane ad una generazione che scevra da problematiche fisiche in pista si scatena senza alcun rispetto.

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