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Backstage di Coppa

Sorrido quando gli appassionati di sci e spettatori fedeli delle gare di Coppa, si lamentano per le due settimane di buco tra lo SL di Levi e le gare oltreoceano. Cosa mi diverte tanto? Il constatare che a chi ci guarda in TV “ogni maledetta domenica” (parafrasando il film con Alpacino) proprio non vada giù che tutto si fermi di colpo nel momento in cui la giostra aveva cominciato a girare. Svelato l’arcano sui nuovi materiali, grazie a Ligety come al nostro Moelgg, abbiamo riscoperto uno sci che non ci dispiace affatto, anzi, forse meno scontato delle carvate esasperate. E Ora? Possibile che tutto questo si congeli per ben due settimane?

I blog di settore puntualmente ci informano sulle logistiche dei trasferimenti negli States e delle location scelte dalle diverse squadre per riprendere tempestivamente il ritmo su nevi criptiche, almeno per noi europei, facendo subito i conti con i postumi del get leg. Ma per quanto esaustive, queste informazioni non soddisfano i “bulimici” dello sci che di questo limbo mediatico non se ne fanno proprio una ragione.

Così mi sento chiamata in causa non a giustificare bensì a raccontare come in quelle due settimane i campioni si giochino l’esito della loro stagione e come dietro questo silenzio si celi tutto un mondo di strategie, di disagi, di confronti e di indimenticabili momenti di squadra.

Mi scopro allora nostalgica di quella caotica trasferta che proprio perché lunga, lontano dalla propria confort zone, mette l’atleta faccia a faccia con le proprie paure, insicurezze e motivazioni intrinseche.

Per i velocisti viene identificato solo in extremis il resort nord americano in cui allenarsi in vista delle gare di lake Louise,questo per ovvie necessità di condizioni neve ottimali. Le opzioni sono solitamente Panorama o Nakiska, due recondite stazioni canadesi a 4 ore da Calgary, entrambe immerse nel nulla assoluto  solitamente avvolte in una cortina di nebbia causata dall’incessante lavoro dei cannoni a pressione. Quindi oltre alla ordinaria nostalgia di casa, ad enfatizzare un generale stato depressivo, ci si mettono anche l’assenza del sole e un cibo a dir poco stomachevole. Già, perché abituali frequentatori di queste stazioni sono i giapponesi e così nei selves service dei due ristoranti il peggio della cucina americana si sposa con quello della gastronomia  giapponese. Siamo noi italiani, ovviamente, quelli che patiscono maggiormente questo deleterio connubio alimentare, non a caso la prima tappa che si effettua in terra nordamericana è al Walmart, dove si fanno scorte di cibo e di tutti quei beni di consumo oltremodo convenienti oltreoceano come lo scotch americano, l’aspirina ed il blistex per le labbra. A casa ne ho ancora delle quantità industriali !!!

 Dato che la sistemazione in loco è in appartamenti, a rotazione  ci si adopera per organizzare delle cenette commestibili. Per il fuso orario ciascuno adotta i propri  palliativi: c’è chi ricorre alla somministrazione di melatonina, spesso a discapito dell’assoluta lucidità in pista, chi si fa le lampade solari (per auto stimolare la melatonina) e chi si arrende aspettando che le soap opera americane in orario notturno, sortiscano gli effetti desiderati. Anche i ritmi di allenamento sono assolutamente personali. Ricordo che solo tre anni fa, nella mia ultima stagione agonistica, io e la mia compagna di squadra Lucia Recchia, provammo a fare una giornata alla Vonn. La emulammo in tutti i suoi programmi: prima la sessione di SG, seguita da un po’ di GS, pausa pranzo per poi riattaccare con 5 discese di slalom e concludere con un bel richiamo di forza (pesi) in palestra (un buio pertugio in cui ritrovi l’odore del sudore che vi hai lasciato l’anno precedente!). Risultato di questo esperimento suicida? Un febbrone da cavallo e una sindrome da super allenamento. Ringrazio Dio per aver scelto di essere velocista piuttosto che una polivalente! Anche se la velocità non ti assolve da altri tipi di fatica come il dover trasportare alla partenza degli impianti sacche e sacche piene di sci. Già, un altro inconveniente di questa trasferta è il dover ri-testare tutti i materiali perché le nevi americane sono più asciutte e più fredde e lo sci veloce in Europa probabilmente in Canada è il più lento del tuo parterre! Quindi bando al progressivo adattamento, ci si da subito dentro con il cronometro ed ecco che ogni prova diventa una vera e propria gara, contro il sonno, contro gli altri e contro quel maledetto freddo che ti entra nelle ossa. A relativizzare i disagi c’è la presenza delle squadre dei diversamente abili che si allenano in turni differenziati sulle stesse due piste, (le uniche due piste) dedicate al training dei team di Coppa. Il vedere con quanta disinvoltura questi colleghi meno fortunati, lascino le proprie protesi alla partenza degli impianti per lanciarsi senza nessun ritegno su quei stessi pendii, ti fa riapprezzare la sfida più importante, quella con se stessi!

Altra logistica per le discipline tecniche e per i polivalenti. Questi, neve permettendo, solitamente optano per un periodo di allenamento nella nevralgica zona del Colorado tra Copper Mountain, Breckenridge, Vail ecc…. Potendo a posteriori confrontare i miei ricordi  delle due diverse location, quella canadese e quella americana, le mie preferenze sono senza dubbio a favore della seconda, non solo perché questa offra disparate situazioni e pendii di allenamento ma anche e soprattutto per il contesto più civilizzato in cui ci si può anche concedere un pomeriggio di shopping al centro commerciale di Dillon.

Curioso come a distanza di anni mi ricordo perfettamente di Maple, un ristorante di Banff dove ho mangiato il miglior fish and Chips della mia vita o di quale sia l’appartamento più prossimo alle piste di tutto il residence di Panorama e come invece  le diverse piste e pendii, si confondano nella mia mente in uno strano ibrido: la parte iniziale di Loveland (USA) con quella conclusiva di Sunshine (Canada). Che forse i primi aspetti fossero più di vitale importanza dei secondi? Fatto sta che in fondo una pista vale l’altra ma un pranzo e un sonno ristoratore possono fare veramente la differenza in queste due lunghe settimane lontano dalle scene e dai riflettori!

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