A-B-C introduttivo

RAGGIO

Se visto dall’alto, lo sci ha una forma a clessidra . La curva su ogni lato dello sci può essere pensata come parte di un cerchio. Il raggio di questo cerchio è il raggio dello sci. Tutti gli sci da gara hanno questa fisionomia  ed è la quantità di raggio  l’ argomento di preoccupazione di questi tempi. Uno dei pionieri che ha fatto dello sci sciancrato la sua strategia vincente è probabilmente l’americano Miller che esordì 18enne con un prototipo  K2 Four, precursore dei tempi seguito da modelli con raggi progressivamente sempre minori.

Com l’esordio delle nuove sciancrature e lunghezze  in Coppa del Mondo e Coppa Europa si e’ scatenato un vero putiferio in quegli ambiti come le gare FIS, in cui gli atleti sono si orientati a prendere da subito confidenza con quegli sci che saranno poi obbligati ad usare una volta saliti sul treno dei “bravi”, ma  d’altro canto consapevoli che quel viaggio e’ un privilegio che va conquistato nel limbo dei  circuiti minori Internazionali e che quel biglietto va comprato al prezzo più conveniente. Quindi quanto costa tribolare prima del necessario? Questo e’ il dilemma con cui fanno i conti allenatori e atleti sia giovani che non più esordienti che si trovano a dover conquistare il posto in Coppa con estenuanti gironi di qualifica. Proprio in questo periodo, nelle squadre C,  alcuni hanno ridimensionato l’entusiasmo  dell’avere ai piedi gli sci di Coppa, optando invece per la facilita’ e l’immediatezza delle vecchie strutture. I test parlano chiaro: sulla carta gli sci più dritti e lunghi possono creare maggior velocità nei tratti filanti a discapito comunque di quelli più angolati, per non parlare dell’importante dispendio energetico del non avvalersi più delle pieghe per risolvere la curva dovendo ricercare invece l’esclusiva quanto prioritaria  deformazione dell’attrezzo…

Questo e’ quanto tutti noi addetti ai lavori abbiamo appurato guardando la prima di Soelden. Ma e’ proprio vero? Già, il bello dello sci e’ che non bisogna mai fermarsi all’apparenza e leggere invece le criptiche leggi che regolano questa danza mai eguale a se stessa. Allora, avvalendomi di studi americani fatti da Sasha Rearick, (U.S. Ski Team Men’s Head Coach) e programmi d’analisi video, ho messo in discussione quelle prime impressioni scoprendo con stupore che contrariamente a quelle opinioni diffuse, non e’ affatto vero che non ci si inclini più e che anzi, per eseguire uno stesso raggio di curva di 17 metri, sovrapponendo una curva dello scorso anno con una di questa stagione,  sul medesimo pendio (Soelden) più o meno alla medesima velocità, lo stesso atleta (Ligety) ha determinato un angolo d’incidenza >60° con i nuovi sci rispetto a quello di soli 50° gradi realizzato con le precedenti sciancrature. E allora? Cosa ci ha tratto in inganno? Probabilmente il fatto e’ che pur aumentando l’angolo tra spigolo e neve cambia il punto di ricerca della massima inclinazione nella curva, non più nella prima fase di vincolo ma bensì dopo la MaX pendenza, proprio laddove tutte le forze in gioco, tra cui la F peso, tirano lo sciatore verso l’esterno. Ecco infatti che se in quel momento ci si oppone inclinandosi con gli arti inferiori, si ottiene un’ulteriore quanto risolutiva deformazione. Ma come, non erano i 3/4 curva il punto di svincolo in cui cercare il famoso raddrizzamento? Come Pilato non mi addosso alcuna responsabilità e mi limito ad informarvi sull’esito di quelle analisi così anticonformiste, lasciando  ai posteri l’ardua sentenza.

Anche il mondo Master, da sempre contagiato dall’universo World Cup, pur non essendo vincolato da alcun organo di controllo all’utilizzo dei raggi >35m,   si trova comunque interdetto tra scegliere le carvate o emulare i campioni del Circo Bianco e si domanda “Quale tipologia di sci sarà quella vincente?” .

Il mio parere? Guardando al passato già nel 2007 AKsel Lund Svindal vinse la Coppa di GS utilizzando un raggio maggiore dei minimi imposti oggi dalla FIS, inoltre anche il tanto contrariato Ligety, fino allo scorso anno ha spesso gareggiato con successo con ai piedi sci raggio 29 e quando alle finali provò l’attuale raggio 35 m, nella 2a manche fece segnare il miglior tempo  … e come non evidenziare come i nostri Manfred Moelgg e Florian Eisath abbiano messo a segno i migliori risultati della loro carriera e ritrovato una sciata competitiva quanto elegante proprio con i nuovi raggio 35 ??? … Insomma, tirando le somme condivido il pensiero del sopracitato head coach americano : se sei uno sciatore particolarmente aggressivo, che usa molto lo spigolo, potresti trovare maggiori velocità di percorrenza con le nuove sciancrature ai piedi, soprattutto su fondi ghaicciati e ripidi ma, se sei fisicamente esile, a disagio su terreni sconnessi e con la tendenza a non compensare sufficientemente  con il busto nella seconda parte di curva, meglio non cercarsi grane e andare avanti con i carving …

Senza dubbio negli under 15 interverrei nella direzione del cambiamento, verso misure più lunghe, già dalle prime categorie Children, mentre, laddove non c’e il tempo di acquisire nuovi automatismi, consiglierei di non mettere in discussione i propri punti di forza in un momento così delicato della stagione. Comunque ci consola il fatto che lo sci del futuro non sara’ come credevamo nel segno della regressione tecnica, ma del cambiamento e trovo abbastanza interessante ricercare nuove chiavi di lettura di un gesto che e’ tra i più complessi e al tempo stesso affascinanti del mondo sportivo.

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