Wack, Wack, Wack … eccolo il rumore dello Slalom, l’impatto tra plastica e plastica, quella del palo abbattuto dai parastinchi o dall’elsa paramano, un rumore che può galvanizzare come invece intimidire.

Gli slalomisti indossano una vera armatura come guerrieri pronti alla battaglia, ma nonostante le apparenze inducano a pensare che sia roba per machi, in realtà quella tra i rapid gates è una vera e propria danza. Già perché mentre nelle discipline veloci ci si confronta con forze esterne, nello slalom ci si confronta con quelle interiori. La media , infatti, di tempo impiegato dai migliori interpreti mondiali per coprire il tragitto da palo a palo è di soli 0,82% di secondo, non poi così tanto non trovate? Ne evince che uno slalomista in ogni decimo di secondo determina la distanza millimetrica con cui le sue punte sfioreranno la base del palo. Quindi sebbene questa disciplina appaia violenta la chiave di lettura delle curve tra i pali snodati è la precisione e non la forza e viaggiare ad una media di 55 Km orari passando con le spatole ad 1mm di distanza dal palo è un’operazione chirurgica!

Un altro luogo comune da sfatare è quello relativo all’idea di rapidità. Questo perché ancora riecheggiano nella nostra testa i retaggi di un tempo passato in cui gli allenatori , in riferimento allo SL usavano frasi del tipo “Ci vuole un piede veloce”, o “occorre avere molte fibre veloci” ma muoversi velocemente non è necessariamente un atteggiamento efficace. Una delle cause più comuni del DNFs (didn’t finish) è la famigerata INFORCATA, quando cioè la punta dello sci interno imbocca il lato sbagliato nel passaggio sul palo. Ma non è proprio forse l’inforcata il sintomo irreparabile di una curva eseguita e risolta troppo precocemente? Quindi essere precisi comporta essere sempre consapevoli dell’esatta traiettoria dei nostri sci e se è pur vero che agire contemporaneamente con entrambi i piedi nella direzione di curva è una buona soluzione finalizzata al guadagno di tempo, questo è quasi sempre realizzabile su un fondo ghiacciato e in caso di linea ottimale, meno tra i solchi, manto sconnesso e nell’eventualità di recuperare una traiettoria di curva in curva sempre più lunga e bassa. Già torniamo al fine gioco del relativismo in cui una regola c’è ma non è sempre egualmente valida.

Nella sciata moderna gli allenatori americani (Ron Kipp is the USSA Alpine Sport Education Manager. He has worked with the U.S. andNorwegian Ski Teams) usano il termine di “finishiation” una sorta di ibrido tra il fine curva e l’inizio della successiva, questo perché l’uno è strettamente collegato all’altro e sintetizzato da un unico movimento senza soluzione di continuità.

 Al fine di seguire la traiettoria più stretta, nello slalom il corpo passa all’interno del palo grazie al fatidico abbattimento di quest’ultimo  e al suo spostamento fuori dal nostro tragitto. Ma l’impostanza della fase di abbattimento non è tanto ciò che facciamo ma quello che sapientemente evitiamo di fare. E’ infatti determinante non compromettere nell’abbattimento la solidità della nostra postura, soprattutto mantenendo inalterato l’orientamento del tronco in modo dissociato dall’azione degli arti inferiori.  L’impatto viene usualmente realizzato tramite il braccio esterno ma anche questa regola viene flessibilmente interpretata anche in Coppa vedi fig 1. Ai fini strategici infatti nelle figure triple verticali l’abbattimento del primo palo d’ingresso, di quello mediano del pettine e dell’ultimo d’uscita viene realizzato con il medesimo braccio nel ruolo duplice di ESTERNO-INTERNO ESTERNO, questo non solo epr ovvi motivi di velocità del gesto ma anche e soprattutto per non innescare fatali inerzie rotazionali laddove occorre spostarsi pochissimo dalla massima pendenza. Imparare l’abbattimento del palo con il braccio interno serve anche in prospettiva di quelle gare in cui scendendo nei solchi non possiamo passare così radenti alla base dei pali e dovremmo invece opportunamente optare per linee più distanti indirizzate allo sfruttamento della sponda parabolica della buca. Quindi anche per la tecnica di abbattimento vi consiglio di non precludervi gestualità poco ortodosse ma senz’altro opportune in casi di recupero.

VISIONE E PROSPETTIVA

Per proiettare meglio il nostro corpo all’interno del palo, piuttosto che aggirarlo esternamente, aiutatevi orientando il vostro sguardo all’interno della curva, laddove indirizzate i vostri sci e cioè verso il prossimo attacco curva. Questa strategie prospettica condiziona tutto la rotta del troco così da passare attraverso il corridoio dei pali piuttosto che intorno.

PAROLA D’ORDINE DISSOCIAZONE  VERTICALITA’ DEL BUSTO

Le fisiche forze esterne (forza peso, forza centrifuga ecc) per quanto elevate nello slalom sono pur sempre inferiori rispetto alle altre discipline, pertanto usando le nozioni fisiche relative alle leve, nello slalom saranno ridotte le inclinazioni di tutto l’asse longitudinale piede- testa a favore di quelle piede-bacino più comunemente battezzate : angolazioni e quando questo movimento viene eseguito correttamente lascia la colonna vertebrale in una anatomicamente allineata posizione eretta. Questo atteggiamento tecnico non solo è salutare per tutti gli atleti ed i master in particolare ma è anche una postura biomeccanicamente efficiente creando con il dorso un supporto solido per gli arti inferiori che lavorano in presa di spigolo e in opposizione alle forze in gioco.

PRESSIONE SULLA MASSIMA PENDENZA

Non importa quanto diretta od orlata sia la nostra traiettoria fatto sta che un imprimatur è quello di “dragliene nel punto di caduta” ovvero creare pressione nel momento in cui la nostra curva tange la linea di massima pendenza e questo può avvenire solo se abbiamo preventivamente creato in presa di spigolo il nostro binario nella neve e se su quella rotaia creiamo un’azione di estensione-resistente.

 CURVE ROTONDE

Uno dei motivi per cui gli atleti di Coppa sembrano sempre così fluidi è la rotondità delle loro curve, guai infatti a far scendere troppo rapidamente le spatole senza essersi assicurati una sufficiente direzione d’ingresso …. Allora si che le traiettorie spigolose ci danno in pasto a forze umanamente ingestibili!!!

Ma quanto una curva deve essere rotonda e in quale proporzione prima del palo e dopo il palo?

Anche in questo caso il guru americano ricorre alle statistiche e alla matematica per sentenziare che la curva più veloce è quella egualmente rotonda in tutto il suo arco, prima come dopo il palo, già ma si tratta pur sempre della teoria applicata ad un mondo privo i variabili e per questo distante anni luce dall’universo sci. Allora come verificare in allenamento se le nostre traiettorie sono sufficientemente rotonde tanto da preservarci dal margine d’errore ma al tempo stesso non a risalire bensì finalizzate all’accelerazione?

Un trucco, in caso di allenamento su manto non ghiacciato, è quello di analizzare il solco lasciato dal palo abbattuto sulla neve. Se questo è orientato al successivo inizio curva è indice di una curva ben costruita, mentre se è in linea con la massima pendenza, siamo entrati troppo diritti e con tutta probabilità ne abbiamo pagato il conto in termini di linea!!! Ultimo caso, quello in cui la traccia del palo sia trasversale alla massima pendenza se non addirittura verso monte: allora si che facciamo troppa strada!!!

DA PRUA A POPPA

Il mantra dello sci moderno è adattare il proprio bilanciamento ottimizzando le pressioni e i carichi tra spatola e coda. Ecco che allora sempre più spesso vediamo gli atleti esibirsi in curve iniziate di tuffo con le code in area e finite in impennata sulle code. Come emulare quest incredibili oscillazioni Prua-Poppa? Un segreto è quello di sfruttare la tensione delle caviglie, da non confondere con la chiusura dell’angolo di queste o con l’eccessiva pressione sulla linguetta dello scarpone! Mentre il movimento antero posteriore è realizzato tramite l’estensione delle gambe e la variazione dell’angolo delle anche.

FLETTERE LA GAMBA INTERNA

Per eseguire gli angoli estremi delle chiuse curve da slalom è indispensabile flettere la gamba e l’anca interne alla curva, questo ci permette di creare opposizione tramite l’angolazione e la dominante ed estesa gamba esterna, mentre lo sci interno lavora come un dispositivo interno della pressione togliendone e aumentandola al fine di ottimizzar i carichi. Per i master ai primi approcci con lo slalom o ancora condizionati dalle anacronistiche curve a tergicristallo dei tempi passati, questo utilizzo dell’interno intelligente è un’abilita che va finemente esercitata e sviluppata negli esercizi in campo libero indirizzati all’indipendenza della gamba interna.

In definitiva nonostante quello dello slalom sia apparentemente un gesto rapido, è la precisione la chiave del successo, sia per i garisti veterani che per i neofiti della disciplina. E solo la precisione è il segreto per interpretare al meglio una gara di slalom e soddisfare le nostre ambizioni in termini di risultati!!!

1 commento

  1. massimo

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